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Nota 25 – Passività ed attività potenziali, altre informazioni, impegni e garanzie

Vengono illustrati di seguito i principali contenziosi giudiziari, arbitrali e fiscali in cui le società del Gruppo Telecom Italia sono coinvolte al 31 dicembre 2008; non sono evidenziati quei contenziosi che, ancorchè citati nella relazione di Bilancio 2007, si sono chiusi nell’esercizio 2008. Si segnala che per quei contenziosi, di seguito descritti, per i quali si è ritenuto probabile un rischio di soccombenza, il Gruppo ha iscritto passività complessivamente per 65 milioni di euro.

Viene inoltre riportata l’attività potenziale relativa al rimborso del canone di concessione per l’esercizio 1998 per un ammontare pari a 529 milioni di euro oltre ad interessi.

a) Passività potenziali


FASTWEB


È attualmente pendente il contenzioso promosso da Fastweb nel mese di ottobre 2007 innanzi alla Corte d’Appello di Milano, per la presunta abusività della strategia di winback di Telecom Italia nei mercati della fornitura dei servizi di telefonia vocale fissa all’utenza residenziale e non residenziale e dei servizi al dettaglio di accesso ad Internet a banda larga, quantificato in corso di causa dalla controparte in circa 1.070 milioni di euro.

L’azione di merito di Fastweb ha come presupposto l’ordinanza del 16 maggio 2006 con cui la Corte d’Appello di Milano, accogliendo un ricorso d’urgenza di Fastweb, aveva inibito a Telecom Italia la prosecuzione di alcune condotte asseritamente abusive e consistenti nell’utilizzo di informazioni sugli ex clienti da parte delle divisioni commerciali per attività mirate di winback, la realizzazione di un sistema di incentivazione della rete di vendita, attraverso provvigioni maggiorate, mirato ad escludere Fastweb dai mercati interessati e il compimento di attività di denigrazione ai danni di Fastweb. Telecom Italia si è costituita in giudizio, contestando le pretese di Fastweb.

WIND


Nel mese di gennaio 2008 Wind ha promosso un giudizio ex art. 82 del Trattato CE innanzi al Tribunale di Milano, per il risarcimento dei danni, quantificati in circa 600 milioni di euro, derivanti dalla presunta abusività di alcuni comportamenti di Telecom Italia nel mercato della fornitura dei servizi wholesale e nel mercato dei servizi retail relativo alla clientela residenziale e microbusiness. In particolare, le condotte illegittime contestate a Telecom Italia riguarderebbero lo svolgimento di campagne aggressive di retention e winback, volte a trattenere clienti in procinto di passare in Wind o a recuperare ex clienti già passati in Wind, anche mediante l’impiego di informazioni commerciali privilegiate, nonché la sistematica proposizione di offerte commerciali irregolari e spesso non replicabili tempestivamente da parte di concorrenti. Telecom Italia si è costituita in giudizio contestando le deduzioni e le pretese risarcitorie di Wind.

VODAFONE


E’ tuttora in corso il giudizio ex art. 33 L. 287/90 promosso da Vodafone nel mese di luglio 2006 innanzi alla Corte d’Appello di Milano per il risarcimento di danni, quantificati inizialmente in circa 525 milioni di euro e poi adeguati a 759 milioni di euro, in relazione al presunto abuso di posizione dominante di Telecom Italia, consistente nello sfruttamento della posizione detenuta nei mercati della telefonia fissa, per rafforzare la sua posizione nel contiguo mercato dei servizi di comunicazioni mobili, con effetti escludenti a danno del concorrente.

Secondo Vodafone, Telecom Italia avrebbe posto in essere condotte abusive consistenti nello sfruttamento (a) delle informazioni privilegiate detenute in qualità di gestore di telefonia fissa, per creare specifici “profili” dei clienti e proporre offerte mirate di servizi di comunicazione mobile e di servizi integrati fisso-mobile, (b) delle informazioni strategiche relative all’attività di telefonia fissa per competere nel mercato della telefonia mobile attraverso offerte non replicabili dai concorrenti. Inoltre avrebbe promosso sconti sui servizi di telefonia fissa per sottrarre clienti a Vodafone nel mercato della telefonia mobile ed utilizzato il servizio 187 per promuovere i servizi di comunicazione mobile. Tali condotte riguarderebbero la clientela residenziale e business e risulterebbero illecite anche sotto il profilo della violazione della disciplina sulla tutela dei dati personali. Telecom Italia si è costituita in giudizio, contestando le affermazioni di Vodafone e l’inammissibilità delle domande avversarie.

Richiesta di rinvio a giudizio di Telecom Ita lia S.p.A. per illecito aministrativo ai sensi del D.Lgs 231/2001


Nel mese di dicembre 2008 Telecom Italia ha ricevuto la notifica della richiesta di rinvio a giudizio per l’illecito amministrativo di cui agli artt. 21 e 25 comma 4 del decreto legislativo n. 231/2001, a seguito delle indagini svolte dalla Procura della Repubblica di Milano in merito alle vicende che hanno coinvolto alcuni ex dipendenti ed ex collaboratori della Società, imputati per una serie di reati, fra cui il reato presupposto, ai sensi del citato decreto legislativo n. 231/2001, di corruzione di pubblici ufficiali, finalizzata ad acquisire informazioni da archivi riservati. L’udienza preliminare è fissata per il 31 marzo 2009. Come già in precedenza annunciato, Telecom Italia si costituirà parte civile, per i reati di cui è vittima, nei confronti di tutti i responsabili.

Nel frattempo prosegue l’esame della documentazione depositata dalla Procura della Repubblica, in funzione della predisposizione delle opportune iniziative di difesa e della valutazione dei possibili impatti per Telecom Italia connessi ai profili amministrativi e civilistici della vicenda. In ogni caso, ferma la possibilità di ricorrere al rito alternativo dell’applicazione della sanzione su richiesta, il rischio per Telecom Italia, qualora ne venisse confermata la responsabilità ai sensi del d.lgs. n. 231/2001, è costituito dal pagamento di una contenuta sanzione economica. Inoltre nella fattispecie si reputa improbabile il rischio dell’applicazione di sanzioni interdittive.

Nei confronti dei dipendenti vittime dell’illecito dossieraggio (circa 300 persone) Telecom Italia, che nel procedimento penale è anch’essa parte lesa, ha offerto un gesto tangibile di solidarietà economica, intendendo così ribadire la propria attenzione alle vicende che coinvolgono i suoi dipendenti. In ordine al rischio di passività potenziali, qualora i soggetti inclusi nei dossier esaminati dall’Autorità Giudiziaria promuovessero cause nei confronti degli ex dipendenti della Società autori dei fatti con conseguenti richieste di risarcimento danni anche a carico della Società, Telecom Italia ritiene tale rischio, che non è quantificabile, possibile.

Contenziosi fiscali


  • Fra ottobre e novembre 2007 sono stati notificati alla Società quattro processi verbali di constatazione della Guardia di Finanza relativi ai periodi di imposta dal 2002 al 2006, con riferimento a Telecom Italia e alle società nella stessa incorporate (“vecchia” Telecom Italia; Tim e Tim Italia). I rilievi più significativi hanno riguardato la svalutazione delle azioni “vecchia” Telecom Italia in portafoglio Olivetti (bilancio 2002), i criteri di deduzione del contributo gravante sulle telecomunicazioni (bilanci 2002 della “vecchia” Telecom Italia e di TIM) e i criteri di tassazione della sopravvenienza attiva imputata nel bilancio 2004 allorchè il Tar del Lazio sancì la non debenza del contributo stesso per l’anno 1999, il regime fiscale applicato nel 2003 alla cessione della partecipazione nella c.d. “nuova Seat”, frutto della scissione di Seat Pagine Gialle (ora Telecom Italia Media).

    Inoltre, nel mese di ottobre 2008, la Guardia di Finanza ha notificato un processo verbale che contestava la deducibilità ai fini delle imposte dirette e la detraibilità ai fini IVA di alcune spese relative ai centri di costo TOP e Security per l’anno 2003 con un onere complessivo, tra imposte e sanzioni di circa 18 milioni di euro.

    Per quanto riguarda il rilievo concernente la deduzione del contributo sulla telefonia mobile nel 2002, gli uffici finanziari preposti hanno deciso di non procedere ad elevare contestazioni.

    Per quanto riguarda i rilievi in merito alle operazioni di fusione per incorporazione di Telecom Italia in Olivetti e di scissione di Seat Pagine Gialle, e quelli relativi alla deducibilità dei costi cosiddetti “TOP” e “Security” anno 2003 - che avrebbero comportato, se integralmente accolti, un onere complessivo, fra imposte, interessi e sanzioni di circa 5 miliardi di euro - la Società e l’Agenzia delle Entrate di Milano 1, nello scorso mese di dicembre, sono pervenute ad una definizione in via precontenziosa, tramite l’istituto dell’accertamento con adesione. Detta definizione ha comportato un onere di circa 186 milioni di euro.

    Con la definizione l’Agenzia delle Entrate di Milano 1 ha attestato anche la sostanziale definizione del processo verbale di constatazione notificato a Telecom Italia Media (ex Seat Pagine Gialle) a fine ottobre 2008, sempre in merito alla scissione di Seat (rischio massimo di ulteriori 4 miliardi di euro);

  • come già riferito nei bilanci relativi agli esercizi 2006 e 2007, in data 26 gennaio 2007 è stato notificato un processo verbale di constatazione con cui l’Agenzia delle Entrate formulava le proprie conclusioni in relazione alla verifica fiscale che aveva avuto per oggetto la fusione per incorporazione di Blu in Tim, realizzata nel 2002.

    Sul punto, si segnala che in data 12 dicembre 2007 è stato notificato il conseguente avviso di accertamento.

    Contro il provvedimento, che accertava in circa 436 milioni di euro le maggiori imposte dovute a titolo di IRPEG ed IRAP, oltre a sanzioni amministrative pecuniarie ed interessi per circa 492 milioni di euro, è stato presentato ricorso innanzi la competente Commissione Tributaria Provinciale di Torino. In data 16 dicembre 2008 la Società, in contraddittorio con l’Agenzia delle Entrate di Torino, ha presentato alla Commissione Tributaria Provinciale di Torino una proposta di conciliazione, che prevede l’assunzione di un onere pari a circa 131 milioni di euro a titolo di imposte e interessi. La formalizzazione della chiusura è avvenuta tramite sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Torino.

Contenzioso per conguagli su canone di concesione per ani 1994-1998


Sono tuttora pendenti alcuni contenziosi, promossi negli anni scorsi da Telecom Italia e Tim, relativi alla richiesta di pagamento da parte del Ministero delle Comunicazioni di conguagli su quanto versato a titolo di canone di concessione per gli anni 1994-1998.

b) Attività potenziali


Canone di concesione ano 1998


Con decisione del 15 dicembre 2008 il TAR del Lazio ha respinto la richiesta di rimborso del canone di concessione 1998 avanzata dal Gruppo Telecom, nonostante la favorevole decisione della Corte di Giustizia UE del 23 febbraio 2008 sulla questione pregiudiziale sollevata dallo stesso TAR del Lazio. La Società intende procedere all’impugnazione di detta decisione dinanzi al Consiglio di Stato.

Si segnala che nel 2003, Telecom Italia e TIM avevano promosso distinti ricorsi per ottenere l’accertamento del loro diritto al rimborso del canone di concessione versato per l’esercizio 1998 (pari a 386 milioni di euro per Telecom Italia e 143 milioni di euro per TIM, oltre ad interessi) a motivo del contrasto tra la direttiva CE 97/13 in materia di autorizzazioni generali e di licenze individuali nel settore dei servizi di telecomunicazione e le norme nazionali, segnatamente l’art.20 della legge L. 448/98, che avevano prorogato (anche dopo il completamento del processo di liberalizzazione del mercato) l’obbligo di pagamento del canone annuo di concessione a carico dei concessionari di telecomunicazioni per l’anno 1998.

c) Altre informazioni


Contenzioso per recupero interesi legali ex art. 20 L. 448/98


Telecom Italia ha presentato nel novembre 2008 un ricorso innanzi al TAR del Lazio per ottenere la corresponsione delle somme dovute a titolo di interessi legali, dell’importo di circa 100 milioni di euro, maturati sulle somme indebitamente versate nel 2000 a titolo di contributo ex art. 20, comma 2, L. 448/1998 ai Ministeri dell’Economia e Finanze e delle Comunicazioni.

Tale ricorso consegue al reiterato inadempimento da parte delle suddette Amministrazioni dell’obbligazione restitutoria degli interessi legali maturati sulle somme indebitamente versate da Telecom Italia e successivamente restituite per la sola parte capitale (pari a 546 milioni di euro), in esecuzione - solo parziale - delle sentenze TAR del Lazio nn. 47 e 52/2005, che avevano annullato il dm 21 marzo 2000 recante le modalità per il pagamento del contributo sostitutivo del canone di concessione.

Poichè i Ministeri non si sono spontaneamente conformati all’obbligo restitutorio, Telecom Italia ha proposto un ricorso per l’esecuzione del giudicato, accolto dal TAR del Lazio nel 2006, con sentenza confermata dal Consiglio di Stato nell’ottobre 2007, così riconoscendo definitivamente l’obbligazione restitutoria a carico delle Amministrazioni. Con atto dell’aprile 2008 i Ministeri hanno proposto ricorso per cassazione ex art. 111 cost. contro la sentenza del Consiglio di Stato, contestando il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo a conoscere del ricorso di ottemperanza. Telecom Italia si e’ costituita in giudizio contestando i motivi proposti dalle Amministrazioni. Con sentenza notificata il 10 febbraio 2009, il TAR del Lazio ha accolto il ricorso per ottemperanza presentato da Telecom Italia lo scorso novembre 2008 ed ha disposto la corresponsione degli interessi legali maturati sulle somme indebitamente versate ex art. 20 L.448/98 dovuti dalle citate Amministrazioni alla Società per circa 100 milioni di euro.

TELEFONIA MOBILE: indagine sui dealers


Nel corso dell’esercizio la gestione del canale di vendita indiretta (i c.d. dealers) è stata improntata a nuovi criteri di maggiore rigore a causa dell’intervenuto rilevamento, anche nell’ambito di indagini giudiziarie, di prassi illecite a danno della Società consistenti nell’intestazione fittizia di sim card. Nei confronti dei soggetti coinvolti sono state assunte le necessarie iniziative, anche giudiziarie, a tutela degli interessi aziendali, attivando nel contempo verifiche straordinarie sulla documentazione presente nei sistemi informatici, con specifiche analisi in corso sulle linee silenti. Nel contempo sono state messe in campo una serie di misure volte a migliorare ed ulteriormente rafforzare il sistema di controllo interno con particolare riguardo ai controlli sui sistemi premiali della forza vendite e sul processo di intestazione delle carte prepagate, nonché al potenziamento dei controlli sui punti vendita.

d) Impegni e garanzie


Le garanzie personali prestate pari a 20.638.244 migliaia di euro, al netto di controgaranzie ricevute per 158.950 migliaia di euro, si riferiscono essenzialmente a fideiussioni prestate da Telecom Italia nell’interesse di imprese controllate (di cui 10.736.501 migliaia di euro relative a Telecom Italia Capital, 9.316.692 migliaia di euro relative a Telecom Italia Finance, 231.041 migliaia di euro relative a Olivetti Multiservices e 123.117 migliaia di euro relative a Telecom Italia Sparkle).

Inoltre la quota di partecipazione in Tiglio I (45,70%) è stata costituita in pegno a favore degli istituti di credito finanziatori della società.

Gli impegni di acquisto e di vendita in essere al 31 dicembre 2008, rispettivamente pari a 280.563 migliaia di euro e 1.573 migliaia di euro, si riferiscono, ad impegni, per la parte ancora da eseguire, non rientranti nel normale “ciclo operativo” della Società.

Gli impegni di acquisto si riferiscono principalmente agli impegni (263.000 migliaia di euro) per i contratti stipulati da Telecom Italia con i principali operatori televisivi nazionali (in particolare Gruppo Mediaset e Sky Italia) – contratti DVB – H - al fine di fornire il servizio “TIM TV”.

Gli impegni di vendita si riferiscono principalmente all’impegno a vendere la partecipazione in LI.SIT. a Lombardia Informatica alla scadenza del contratto (15 marzo 2010).

La Società ha rilasciato lettere di patronage “debole” per complessivi 138.614 migliaia di euro, a favore principalmente di Etecsa a fronte di finanziamenti da parte dei fornitori.

Le garanzie altrui prestate per obbligazioni delle aziende del Gruppo si riferiscono a fideiussioni prestate da terzi sia a fronte di finanziamenti (1.707.530 migliaia di euro) sia a garanzia del corretto adempimento di obbligazioni contrattuali (850.054 migliaia di euro). L’importo comprende principalmente 715.530 migliaia di euro relativi a fideiussioni emesse da BBVA - Banco Bilbao

Vizcaya Argentaria; 190.000 migliaia di euro emesse da Intesa San Paolo; 129.500 migliaia di euro emesse da Sumitomo; 199.750 migliaia di euro emesse da Bank of Tokyo - Mitsubishi UFJ; 86.250 migliaia di euro emesse da Banco Santander e 241.500 migliaia di euro emesse da Banca Nazionale del Lavoro a favore di BEI per finanziamenti erogati da BEI a fronte dei seguenti progetti sviluppati da Telecom Italia e da alcune società controllate: TIM Rete Mobile, Telecom Italia Breitband Infrastruktur Deutschland, Telecom Italia Media Digital Network e Telecom Italia Broadband France, Telecom Italia Banda Larga Mezzogiorno.